Fabio Ghironi+ Your Authors @FabioGhironi Paul F. Glaser Prof. of Economics @UW. Unapologetic macroeconomist. #IntlTradeAndMacro. Mostly tweeting on econ, BC Hockey, & Toro. RT = interesting. Feb. 09, 2019 8 min read + Your Authors

Parliamo un po’ di tassi di cambio e aggiustamento internazionale. Parliamo dell’argomento di Friedman a favore degli aggiustamenti del cambio tanto caro agli pseudo-economisti sovranisti e trattato piu’ o meno come vangelo dai loro fan. 1/n

Questo sara’ un thread **molto** lungo e anche un po’ tecnico, per gente che vuole capire alcune cose che non ho mai visto menzionate dai profeti del sovranismo e dei poteri taumaturgici della svalutazione. 2/n

(English-speaking followers: This will be a **very** long thread in Italian on exchange rates and international adjustment. Sorry if it’s boring for you.) 3/n

Supponiamo che il mondo consista di due nazioni: Paperopoli e Topolinia. La valuta di Paperopoli e’ il dollaro. Quella di Topolinia e’ il tallero. Usiamo la lettera E per indicare il tasso di cambio tra dollaro e tallero: 4/n

Il tasso E ci dice quanti dollari servono per acquistare un tallero.

Assumiamo che a Paperopoli si producano mele e che a Topolinia si producano arance, ma che i consumatori di entrambe le nazioni vogliano consumare sia mele sia arance. 5/n

Poiche’ in entrambe le nazioni si consuma sia il bene prodotto domesticamente sia quello importato, il prezzo del paniere di consumo in ciascun paese dipende dai prezzi di entrambi i beni. 6/n

Supponiamo che P(M) e P(A) indichino i prezzi di mele e arance a Paperopoli. Dunque, questi sono prezzi in dollari. I prezzi di mele e arance a Topolinia sono indicati da un asterisco: P*(M) e P*(A) sono i prezzi in talleri che si pagano a Topolinia per comprare mele e arance 7/n

Ora, il modo in cui i consumatori di Paperopoli dividono la loro spesa tra mele e arance dipende dalle loro preferenze per l’uno o per l’altro bene e dipende dal prezzo di ciascun bene rispetto all’altro: il rapporto P(M)/P(A). 8/n

Piu’ alto e’ il prezzo delle mele rispetto a quello delle arance, meno mele (e piu’ arance) si domandano.

Lo stesso e’ vero a Topolinia, dove si guarda al rapporto P*(M)/P*(A). 9/n

A questo punto, facciamo un’ipotesi su come funziona il commercio tra Paperopoli e Topolinia: assumiamo che non ci siano dazi o altri ostacoli al commercio e valga la cosiddetta legge del prezzo unico (LPU). 10/n

Cosa dice la LPU? Dice che il prezzo di un dato bene (mele o arance) e’ lo stesso nelle due nazioni quando lo esprimiamo nella stessa valuta. 11/n

In altre parole, il prezzo delle mele in dollari a Paperopoli e’ uguale al prodotto del tasso di cambio E (numero di dollari per tallero) per il prezzo delle mele in talleri a Topolinia: P(M)=E x P*(M). Lo stesso e’ vero per le arance:
P(A) = E x P*(A). 12/n

Notate cosa implica questo: il rapporto dei prezzi che determina come i paperopolesi dividono la loro spesa tra i due beni e’ tale che
P(M)/P(A) = P(M)/[E x P*(A)]. 13/n

Inoltre, il rapporto dei prezzi che determina come i topolinesi dividono la loro spesa tra mele e arance e’ anch’esso tale che P*(M)/P*(A) = P(M)/[E x P*(A)]! 14/n

Insomma, in tutte e due le nazioni, l’allocazione della domanda tra mele e arance e’ determinata dal rapporto P(M)/[E x P*(A)]. 15/n

Il numeratore di questo rapporto ci dice quanti dollari servono per acquistare un chilo di mele, il denominatore ci dice quanti dollari servono per acquistare un chilo di arance (perche’ il prezzo in talleri P*(A) e’ convertito in dollari usando E). 16/n

Il rapporto ci dice quanti chili di arance servono per acquistare un chilo di mele. Questo rapporto e’ la cosiddetta ragione di scambio tra le due nazioni: 17/n

quando il rapporto sale, le mele stanno diventando piu’ costose (ci vogliono piu’ arance per fare un chilo di mele) e la domanda si sposta verso le arance. L’opposto succede se il rapporto scende. 18/n

Ora supponiamo che ci sia un evento a Paperopoli che fa salire la produzione di mele. Ai livelli dei prezzi prevalenti prima di questo evento, c’e’ un eccesso di mele nel mercato mondiale. 19/n

E’ dunque necessario che il prezzo delle mele scenda rispetto a quello delle arance in modo da spostare la domanda di beni nelle due nazioni verso le mele e assorbire questo eccesso d’offerta. 20/n

Ma supponiamo che le imprese di Paperopoli abbiano fissato il prezzo in dollari delle mele oggi nello scorso periodo, e che le imprese di Topolinia abbiano fissato il prezzo in talleri delle arance oggi nello scorso periodo: 21/n

Ne segue che i prezzi P(M) e P*(A) non possono muoversi oggi per aggiustarsi contemporaneamente all’evento che ha fatto salire la produzione di mele a Paperopoli. Cosa rimane per far muovere i rapporti P(M)/P(A) e P*(M)/P*(A)? 22/n

Il tasso di cambio! Ricordate che la legge del prezzo unico (LPU) assicura che
P(M)/P(A) = P(M)/[E x P*(A)] = P*(M)/P*(A). 23/n

Per cui, se E sale (se il dollaro perde valore rispetto al tallero, in modo tale che servano piu’ dollari per acquistare un tallero), la ragione di scambio
P(M)/[E x P*(A)] scende: 24/n

le mele diventano meno costose rispetto alle arance e la domanda nelle due nazioni si sposta verso di esse in maniera tale da assorbire ed eliminare l’eccesso di offerta. 25/n

Questo e’ il cuore dell’argomento di Friedman: se i prezzi non possono aggiustarsi per equilibrare domanda e offerta di beni, e’ importante che siano i movimenti del tasso di cambio a farlo. 26/n

Notate una cosa importante nell’argomento di Friedman: i prezzi P(M) e P*(A), fissati dalle imprese paperopolesi e topolinesi, non possono muoversi, ma i prezzi P*(M) (il prezzo delle mele paperopolesi a Topolinia) e P(A) (il prezzo delle arance topolinesi a Paperopoli) 27/n

si muovono coi movimenti del tasso di cambio E, in modo da assicurare che la LPU (la legge del prezzo unico) sia sempre soddisfatta e che le uguaglianze in P(M)/P(A) = P(M)/[E x P*(A)] = P*(M)/P*(A) siano sempre valide. 28/n

Negli anni 90, un po’ dopo l’importantissimo lavoro di Friedman, Caroline Betts della University of Southern California e Michael Devereux della University of British Columbia hanno studiato un interessante scenario alternativo: 29/n

Supponete che invece di fissare il prezzo nella propria valuta e lasciare che il prezzo nel mercato di esportazione sia determinato dalla LPU, le imprese possano discriminare tra mercati e fissare prezzi diversi a seconda della valuta dei consumatori. 30/n

In altre parole, invece di fissare solo il prezzo delle mele in dollari per i paperopolesi (P(M)) e lasciare che il prezzo delle mele in talleri per i topolinesi sia determinato da P*(M) = P(M)/E, 31/n

le imprese paperopolesi fissano un prezzo in dollari per il mercato di Paperopoli e un prezzo in talleri per quello di Topolinia. 32/n

Nello stesso modo, le imprese topolinesi fissano un prezzo in talleri per il mercato di Topolinia e un prezzo in dollari per quello di Paperopoli. 33/n

Supponiamo che entrambi i prezzi fissati dalle imprese paperopolesi (quello per il mercato domestico, P(M), e quello per il mercato delle esportazioni, P*(M)) ed entrambi i prezzi fissati dalle imprese topolinesi (P*(A) e P(A)) 34/n

siano stati fissati prima dell’evento che fa salire la produzione di mele a Paperopoli oggi.

Cosa puo’ fare un movimento del tasso di cambio per spostare domanda tra i due beni come succedeva nello scenario di Friedman? 35/n

NIENTE! Niente perche’ entrambi i prezzi nel rapporto P(M)/P(A) (che determina l’allocazione della domanda a Paperopoli oggi) ed entrambi i prezzi nel rapporto P*(M)/P*(A) (che determina l’allocazione della domanda a Topolinia oggi) sono stati fissati ieri! 36/n

In altre parole, la LPU non vale piu’ e con essa non valgono piu’ le uguaglianze in P(M)/P(A) = P(M)/[E x P*(A)] = P*(M)/P*(A). Il meccanismo al centro dell’argomento di Friedman e’ rotto. 37/n

Negli anni 90, Michael Devereux e Charles Engel (allora alla University of Washington) documentarono significativa evidenza tra paesi europei del fenomeno di fissazione dei prezzi direttamente nella valuta dei consumatori studiato da Betts e Devereux. 38/n

In altri lavori, Devereux ed Engel (ora alla U of Wisconsin) dimostrarono che, in questa situazione, movimenti del cambio causano volatilita’ dei redditi senza benefici in termini di riallocazione della spesa e che un cambio fisso diventa la politica monetaria ottimale. 39/n

Si veda, per esempio, il loro paper del 2003 nella Review of Economic Studies. 40/n

Fine della discussione? No, certo. Potremmo discutere dei criteri per un’area valutaria ottimale di Mundell e dell’endogenita’ di certi criteri, dei vantaggi o meno di vincolarsi a regole nella condotta di politica economica, di regole ottimali o meno. 41/n

Potremmo parlare del dibattito generato dai lavori di Devereux ed Engel, dei risultati di tanti altri studi prodotti a partire dagli anni 90 che argomentano a favore di un regime di tasso di cambio o dell’altro. 42/n

Potremmo passare ore a discutere di come imprese scelgono la valuta in cui fissare prezzi. Parlare dei lavori di Linda Goldberg e Cedric Tille negli anni 2000 o dei lavori recenti di Gita Gopinath e coautori vari, che estendono Goldberg-Tille per parlare di valuta dominante. 43/n

Potremmo passare altrettante ore a parlare di come i mutamenti della struttura del commercio internazionale e il fenomeno delle cosiddette catene del valore hanno cambiato 44/n

il modo in cui i movimenti del tasso di cambio influenzano il commercio internazionale, spesso indebolendo l’effetto espansivo di una perdita di valore della valuta. 45/n

Ma Twitter non e’ il posto giusto. Per queste cose, ci sono libri e paper—e le aule e i corsi di tanti economisti seri cosi’ odiati dai fenomeni spesso in televisione in Italia. 46/n

Alla fine, il punto di questo thread non e’ nemmeno dire se l’euro sia stato una scelta giusta o meno. E sicuramente non e’ sostenere che l’euro va bene cosi’ com’e’. 47/n

Il punto piu’ importante forse e’ una domanda che il sovranista medio dovrebbe porsi: Perche’ gli pseudo-economisti di cui mi fido tanto mi hanno parlato solo di Friedman (e forse qualche conveniente cenno a Mundell)? n/n


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